Ormai se ne parla da mesi e sono la moda del momento. Pare che i Venture Capitalist "d'italica stirpe" non vogliano sentir parlare che di online marketplace. In questo articolo voglio fare brevemente il punto della situazione su come sta evolvendo il settore e su quali possono essere le tendenze piu' probabili.
Definizione
Un online marketplace e' una piattaforma online dove aziende specializzate per settore possono ricercare e scambiarsi beni/servizi e informazioni.
Funzionalita'
Ci sono diverse gradazioni di online marketplace e si va da quelli da dove e' solo possibile raccogliere informazioni, a quelli dove invece e' possibile condurre aste online e scambiarsi beni e servizi online. Alcuni marketplace selezionano le aziende all'ingresso mentre altri lasciano libero accesso.
Tipologie
Esistono 3 tipologie di marketplace:
Proprietari
Sono i piu' virulenti nel senso che ultimamente sono stati molto aggressivi sul mercato. Si tratta di marketplace sviluppati da aziende leader di settore che insieme lo sviluppano e lo gestiscono. E' il caso di www.covisint.com, un marketplace per l'industria automobilistica gestito dalle 3 grandi americane (GM, FORD e Chrysler). Un equivalente italiano sta per essere lanciato anche da FIAT (e chi altri?). Allo stesso modo la Boeing ha fondato un marketplace per l'industria aerospaziale. Direi che tutti i settori industriali ad alta concentrazioni saranno monopolio di questo tipo di marketplace. Poiche' le aziende leader lo gestiscono, sono loro che decidono le regole per entrarci. In America la cosa ha gia' suscitato un'inchiesta su Covisint mirata ad accertare la rispondenza alle norme antitrust. Per ora non sono stati ravvisati problemi ma e' indubbio che lungi dal liberare nuove forze, questi marketplace sono e saranno un ulteriore strumento di dominanza dei pochi grandi sui tanti piccoli.
Indipendenti
E' stato questo il primo tipo di marketplace ad apparire e probabilmente sara' anche il primo a scomparire. Si tratta di marketplace ideati, sviluppati e gestiti da societa' che hanno avuto l'intuizione di un marketplace e l'hanno implementata online. Spesso si tratta di societa' senza una specifica esperienza di settore che hanno poi assunto personale direttivo che, invece, questa esperienza ce l'ha (in misura maggiore o minore). Esempi di questo tipo di marketplace abbondano: da www.gocargo.com a www.gofresh.com.
Il problema di questi marketplace e' che quando si sviluppa un marketplace di tipo Proprietario la festa finisce. Tutti i marketplace Indipendenti che si trovano ad agire in settori dominati da grosse industrie (automobili, aerospaziale, farmaceutico etc.) sono destinati a sparire oppure a trasformarsi in qualcosa di diverso nel momento in cui un marketplace di tipo proprietario si sviluppa (e' gia' successo, ad esempio, nell'aerospaziale).
Consorzi
Sono questi, forse, i marketplace di tipo piu' sano, sia come modello di business sia come concetto di democrazia industriale. Si tratta di marketplace nati all'interno di consorzi o di associazioni di categoria per servire i bisogni degli associati. Stiamo quindi parlando di marketplace con le risorse e con tutte le competenze tecniche necessarie per avere successo, tipicamente all'interno di settori industriali piuttosto frammentati dove difficilmente un'azienda (o un gruppo di aziende) leader puo' giocare a fare il quasi-monopolista. Esempi sono www.metalsite.com e wwwesteel.com. in genere i marketplace di questo tipo si sono rivelati cosi' brillanti che il consorzio o l'associazione di categoria che lo ha fondato decide di aprirlo anche a societa' che non fanno parte del nucleo originario di fondatori.
Il modello di business
Come fare i soldi e' un problema pressante per i marketplace indipendenti, e' un obiettivo di medio termine per i marketplace consortili, e non e' un problema del tutto per i marketplace proprietari che hanno invece tipicamente l'obiettivo di ridurre i costi e di affermare il controllo sul mercato.
Inizialmente i marketplace si sono affidati ad un modello di business basato su commissioni sul fatturato delle transazioni che avvengono online. Al momento il volume delle transazioni si e' rivelato effimero e i marketplace si stanno spostando verso un modello di business basato su quote associative annuali.
Spessore e ampiezza
Sono questi i veri problemi dei marketplace: non ci sono abbastanza transazioni che passano attraverso di loro e spesso si assiste a casi in cui il 90-95% delle transazioni sono originate da una o due grosse aziende che si servono di un marketplace per piazzare ordini di prova. Un errore che e' stato commesso in passato (e qui per passato mi riferisco a 8-12 mesi fa ...) e' stato quello di privilegiare l'ampiezza dei prodotti offerti rispetto alla profondita' delle offerte (offerte multiple per lo stesso tipo di prodotto o per prodotti relativamente simili).
I servizi
Un altro problema e' quello della ricchezza dei servizi proposti. La maggiorparte dei marketplace si limita ad imbastire un motore di ricerca che permette alle controparti di incontrarsi. Le aste sono poi un altro ingrediente che, come il prezzemolo in certe minestre, non manca mai.
Servizi usufruibili online che aggiungano valore alla funzione di trading del marketplace non se ne vedono ancora molti e mi riferisco qui a:
- Spedizioni
- Pagamenti
- Finanziamenti
- Assicurazione del credito
- Rating
- Screening iniziale delle aziende partecipanti
Chi partecipa ad un marketplace vuole sė avere opportunita' di trading, ma soprattutto servizi a valore aggiunto cui puo' accedere online altrimenti quello che succede e' che si usa il marketplace la prima volta e dopo che e' stato stabilito il contatto con la controparte si salta a pie' pari il marketplace e si continua a contrattare direttamente.
Tendenze
A secondo di chi conta, ci sono dai 700 ai 2000 online marketplace in funzione. Troppi, specie se si pensa alle scarse transazioni concluse interamente online. Il consenso e' che si assistera' ad un drammatico ridimensionamento gia' nei prossimi 12 mesi. Rimarranno dai 4 ai 6 marketplace per settore mentre nei settori ad altra concentrazione si assitera' al dominio dei marketplace proprietari. Tutto il settore si spostera' verso un modello di business a quota associativa pura oppure misto (quota associativa + commissione sul fatturato).
Un marketplace italiano per la piccola e media impresa
Un marketplace che ha fatto tesoro delle esperienze e degli errori altrui e' www.coralis.net, un marketplace della piccola e media impresa sviluppato da Mercato Impresa che, a sua volta e' una societa' di proprieta' per il 65% della Banca Popolare di Bergamo e per il 35% di E-biscom.
Oltre alla consueta piattaforma di trading, Coralis vanta una serie completissima di servizi collaterali volti a facilitare la chiusura della transazione. Il fatto che il marketplace emani da una societa' di estrazione bancaria e' un vantaggio non da poco. Pensate solo al rapporto di fiducia instaurato col cliente, alla rete di vendita e di sportelli per l'assistenza e per la vendita del servizio.
Tra le altre cose, Coralis ha creato una rete di "facilitatori". Si tratta di personaggi che collaborano con le imprese che ancora non hanno dimestichezza con il mezzo informatico per facilitare la transizione verso il commercio elettronico.
Coralis costituira' svariati portali verticali in diversi settori industriali. Prima uscita a Novembre e lancio dei primi portali a Marzo del 2001.
L'autore puo' essere contattato al seguente indirizzo di posta elettronica:
mail@inetconsults.net
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